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La Reggiana si presenta al varco del nuovo campionato piena di incertezze.

A livello societario la presunta stabilità fornita dalle coop che hanno dato la loro disponibilità a proseguire nel mantenimento della "baracca", si è rivelata una pura speranza da tifoseria.
La cessione di Stefani è l'emblema di come la prima parola sia, rispettare il bilancio. Ma quale bilancio?

In LegaPro avere un bilancio in attivo (o in pareggio), come è noto, è praticamente un'utopia. Tra i pochi introiti derivati dagli abbonamenti e biglietti, dal nullo merchandising e dalla "pubblicità" del marchio ci si ripaga appena le spese, si e no, bimestrali, figuriamoci stipendi per un'intera annata.
La questione non è tenere in pari un bilancio, che, a mio modo di vedere, è impossibile - e se le coop hanno fatto questo ragionamento, beh, si sbagliano di grosso - tuttavia fare in modo di valorizzare il prodotto. Nel nostro caso parliamo di prodotto Reggiana. Al momento è appetibile? Direi proprio di no.

Il punto della questione dove sta? Beh se ripensiamo agli anni trascorsi tra coop + industriali oppure solamente coop, l'investimento sul prodotto - per averne poi un ritorno d'immagine, di introiti e quant'altro - è stata meno di zero. Basti pensare a come le iniziative della società (vedasi volantini Play-Off contro il Pescara) siano legate solamente al proprio sito internet e chiedendo ai tifosi di farsi promotori.

Idem per la campagna abbonamenti, quest'anno, come i passati, si vive alla giornata, sperando che qualche giornalista più informato ci fornisca qualche dettaglio o qualche voce da corridoio. Ah, per l'informazione, pare che la campagna abbonamenti parta la prossima settimana, forse.

Quindi cosa ci dobbiamo aspettare? A livello "economico" credo non molto, su questo i "detentori" della società, per me, hanno molte responsabilità. Il gestire un club che rappresenta una città non deve essere solamente uno specchietto per ritorni di altro genere (leggasi concessioni comunali sui terreni ecc), ma un onere verso la città stessa ed i tifosi. Sappiamo tutti quale potenziale economico sia nelle mani delle nostre coop o di alcuni nostri industriali - se a possedere la Reggiana ci fosse l'ortolano dell'angolo, sapremmo tutti quali possibilità avrebbe di mantenerla e non gli chiederemmo certo "grandi" sforzi - eppure, i granata solo sono IL peso per questi "cooperativi" da milioni di € di fatturato, che di cooperazione hanno ben poco. La dimostrazione più lampante è la disorganizzazione societaria: ufficio stampa che funziona a singhiozzo, servizi ridotti al minimo e la mancanza di personale. Tutto questo non invoglia certo grandi nomi, o quantomeno volenterosi, dell'industria a giungere a Reggio Emilia ad investire in una società di calcio. Ecco perchè ci meritiamo i Santarelli & Co.
L'AC Reggiana è un'azienda?! Beh, io non ho mai visto un'azienda creare profitti e ricavi senza investire, non capisco di cosa ci si meravigli.

Ovviamente il mio non vuole essere un puntare il dito solamente contro la realtà cooperativa reggiana impegnata nella società (nel presente e nel passato). Lo stesso discorso vale per quegli imprenditori che, dapprima, si sono assunti la responsabilità di far rinascere la Reggiana dopo il fallimento e poi, scoperto che il giocattolino non funzionava come i loro piani, se ne sono liberati in quattro e quattr'otto. Va bene non fare i conti in tasca agli altri, ma io, personalmente, non mi impegno in una cosa se so che non potrò portarla a termine - in questo caso con una cessione decorosa della società -.
In tutto questo, lascio fuori, per decoro del sito, l'immobilismo dell'amministrazione comunale: parole su parole, ma come sempre in questi casi, a fatti siamo a zero.

Comunque sia tra 15-20 giorni, se tutto andrà secondo i piani, le coop passeranno il timone al commercialista reggiano Barilli, che, mi auguro, non faccia gli stessi errori dell'attuale proprietà, soprattutto disdegnando, come attualmente succede, il dialogo ed il rapporto con i tifosi e con la città, vera causa del "disinnamoramento" dello stesso pubblico, più di tornelli, cattedrali nel deserto oppure, citando Alex Bartoli, del cimitero azteco sotto al Giglio.


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